A tre anni di distanza da “Flores”, disco acclamato dalla critica tra i migliori del 2015, il “Pittore Elementare” della canzone italiana attinge ad una nuova tavolozza di colori esotici e tropical mediterranei portando a piena maturazione le sue intuizioni melodiche e affinando la
sua scrittura che però rimane volutamente semplice ed essenziale. Dalle atmosfere calypso dei “Demoni” al tango di “Riva”, dalla ballata folk “Un Giorno Splendido” al soul pop del primo singolo estratto “La vita nuova”, Iacampo cerca da sempre di semplificare la complessità dei linguaggi dei nostri tempi, praticandoli tutti e mischiandoli in un frullato vitaminico e universale, fluido ed elegante. L’album è l’ultimo capitolo di una trilogia dove i titoli compongono la frase tra il portoghese e il latino : “Valetudo, Flores et Fructus”. Vale tutto, vale sempre, vale metterci il cuore: sia quando i fiori del destino attirano e fanno muovere le cose senza che noi possiamo decidere nulla, sia quando arriva il frutto del nostro lavoro e delle nostre scelte consapevoli. E Iacampo ci mette il cuore in ogni caso, come una causa che produce il suo effetto. Musicalmente eclettico, “Fructus” suona diverso dal resto delle produzioni italiane. Il suono si è arricchito di nuovi elementi caratteristici tra i quali spiccano su tutti i campionamenti e i suoni di Gui Amabis, artista e produttore brasiliano che ha lavorato a braccetto con Iacampo durante tutta la produzione del disco. Suoni misteriosi, metropolitani e naturali si mischiano solcando il confine tra la civiltà e il selvaggio, quel punto in cui la città si espande nel deserto e la foresta ruba metri quadrati al cemento. Tanto c’è la voce di Iacampo che ci riporta sempre ad una dimensione familiare, ad un rifugio per l’anima.

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